Siamo la somma delle scelte che facciamo.

Fotograficamente parlando nasco alla fine degli anni ottanta, come compagna di viaggio una Miranda un po’ datata di mio padre che, a malincuore e con mille raccomandazioni, mi lasciava usare nelle prime gite di classe.

Custodivo gelosamente la mia reflex, non per le raccomandazioni di mio padre ma perché era troppo bella.

I rullini da 12, 24 e 36 pose mi hanno insegnato tanto, non c’era la post produzione e sapevi solo dopo la stampa se la foto era venuta bene.

Il digitale ha cambiato tutto, in meglio posso dire, ma resto legato al mio percorso analogico che mi ha insegnato a pensare prima di scattare.

Ho sempre una cosa in mente, ovunque poso lo sguardo c’è una foto da scattare.

Per questo mi piace stampare le foto, creare qualcosa di solido e concreto come album e foto libri, perché le storie raccontate con le immagini mi appassionano.